Nel giugno 1986 ero uno studente squattrinato di ventitrè anni alla facoltà di Fisica di Torino, e mi barcamenavo tra studi e letture di ogni tipo. Una delle mie preferite era l'inserto Tuttoscienze pubblicato ogni mercoledì sul quotidiano La Stampa.
Già allora avevo la penna fluida e mi piaceva scrivere e spiegare la scienza ai profani. Non ero tuttavia tra i migliori studenti, la sindrome della lavagna scura di ardesia mi colpiva durante gli orali e spesso mi impappinavo nei passaggi più complessi delle dimostrazioni.
Non ero un fisico teorico, sono sempre stato uno sperimentatore/divulgatore e mi piaceva sin da piccolo smontare gli apparecchi e rimontarli per capire come erano fatti.
Tuttavia la teoria serve eccome e quindi, pur soffrendo, alla fine riuscivo a riportare a casa lo scalpo, specialmente negli esami più difficili teorici.
L'Italia aveva vinto nel 1982 il campionato del mondo di calcio e in quei mesi dell'estate del 1986 si stavano disputando i mondiali in Messico.
Fresco di studi e appassionato di sport, tra una partita e l'altra un giorno cercai di spiegare perché alcuni calci di punizione avevano effetti strani e imprevedibili a causa della "forza di Magnus".
Scrissi quindi un articolo con la macchina da scrivere, ma soprattutto sia a mano sia aiutandomi con il normografo e usando la mitica rapidograph ad inchiostro di china disegnai degli schemi esplicativi senza i quali è impossibile capire il concetto. Spedii il tutto tramite posta ordinaria all'attenzione dell'allora direttore Piero Bianucci.
(Per i giovani che mi leggono e non hanno capito alcuni termini delle ultime due frasi, fidatevi, una volta era tutto più romantico e avventuroso di adesso!)
L'articolo piacque e fu pubblicato nell'inserto Tuttoscienze il 25 giugno 1986.
Qui il link diretto per chi non riuscisse a leggere la scansione:
(Ringrazio il quotidiano La Stampa che rende disponibile su internet parte dei propri archivi).
Mi ricordo che i telecronisti si affannavano a spiegare perché le traiettorie dei palloni nei campi di calcio in quota potevano subire variazioni rispetto agli stadi situati al livello del mare, ma ovviamente nessuno lo spiegò bene.
Lo feci io, ma siccome il mondiale era ormai alla fine, non ci fu il tempo di pubblicizzarlo come si sarebbe dovuto. Pazienza, comunque l'articolo mi fruttò 80 mila lire che spesi per comprarmi altri libri di cui avevo bisogno.
Oggi, 20 novembre 2022 iniziano i campionati del mondo in Qatar e ho voluto riproporre qui il mio articolo, a trentasei anni dalla pubblicazione.
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Approfondimento specifico per il tennistavolo.
Una pallina da ping-pong senza spin (effetto o rotazione impressa), ma in generale qualsiasi oggetto lanciato senza spin, ma con una componente di velocità orizzontale qualsiasi, in caduta libera disegna una traiettoria più o meno parabolica. Se non ci fosse l'attrito con l'aria la traiettoria sarebbe esattamente parabolica.
La forza di Magnus che si genera in aria solo quando la pallina possiede spin spiega perché nel tennistavolo il topspin, backspin e sidespin abbiano una traiettoria curva più complicata durante il tempo di volo della pallina.
In assenza d'aria o in assenza di spin la forza di Magnus varrebbe zero e la traiettoria della pallina sarebbe modificata in volo dalla sola forza di gravità e quindi molto più intuibile, sempre e solo una semplice parabola ben esprimibile matematicamente.
Dalla luna in assenza di atmosfera, torniamo sulla terra, dove il tennistavolo si fa più interessante.
Per quel che riguarda il rimbalzo della pallina con effetto topspin, backspin e sidespin sul tavolo, questo viene modificato per effetto dell'attrito tra la pallina e il tavolo.
La traiettoria successiva al rimbalzo assume una forma diversa dal caso in cui la pallina fosse senza spin e a seconda della quantità di rotazione si ottengono traiettorie più o meno arcuate, con tendenza a finire rispettivamente alte (ben sopra la rete) o basse (in rete) oppure di lato al tavolo dopo la ribattuta sulla racchetta del giocatore.
Chi ribatte dovrà quindi tenere ben conto del tipo di effetto posseduto dalla pallina e correggere il tiro di conseguenza se non vuole perdere il punto.
Non solo: per rendere più complicate le cose anche il tipo di gomma montata sulla racchetta (liscia o puntinata) genera ribattute diverse della pallina.
Come? Ne ho parlato dettagliamente qui:
P.S Se desiderate diffondere questo articolo, lo potete fare, attenendovi però alle regole sul copyright che ho spiegato qui:
Se vi è piaciuto questo post e avete capito finalmente l'effetto Magnus e come questo possa influire le traiettorie della pallina nel tennistavolo, scrivetelo nei commenti, mi farebbe molto piacere.
Grazie.
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Dopo la prima pubblicazione, oggi 21 novembre ho aggiunto un approfondimento specifico per il tennistavolo.
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